9 brani, 42 minuti

NOTE DELLA REDAZIONE

Prendendo come le distanze dalla furente energia di Viva la Vida or Death and All His Friends del 2008 e di Mylo Xyloto del 2011, il sesto album dei Coldplay è un'introspettiva e agrodolce riflessione sull'amore e sul distacco che suona in ogni sua nota esangue, esattamente come suggerisce il nome. Il talento della band per le melodie in crescendo è manifesto in tutto Ghost Stories, in particolar modo nel primo irresistibile singolo “Magic”. Tuttavia, a prescindere dalle vibrazioni tipiche della musica dance elettronica di “A Sky Full of Stars”, l'album offre pochissime tracce della trionfante grandezza che solitamente caratterizza le opere di questa band riempi stadi. Il commovente fraseggio in falsetto di Chris Martin fluttua invece in un labirinto di atmosfere trasfigurate dai synth (come l'incantevole “Midnight” ispirata alle sonorità di Kid A) o è frugalmente accompagnato da strumenti acustici (“Oceans”, “O”). Con il concludersi dell'ultima traccia, che offre un malinconico e latente inno di un coro remoto, Ghost Stories dimostra tutta l'espressiva forza della sobrietà.

NOTE DELLA REDAZIONE

Prendendo come le distanze dalla furente energia di Viva la Vida or Death and All His Friends del 2008 e di Mylo Xyloto del 2011, il sesto album dei Coldplay è un'introspettiva e agrodolce riflessione sull'amore e sul distacco che suona in ogni sua nota esangue, esattamente come suggerisce il nome. Il talento della band per le melodie in crescendo è manifesto in tutto Ghost Stories, in particolar modo nel primo irresistibile singolo “Magic”. Tuttavia, a prescindere dalle vibrazioni tipiche della musica dance elettronica di “A Sky Full of Stars”, l'album offre pochissime tracce della trionfante grandezza che solitamente caratterizza le opere di questa band riempi stadi. Il commovente fraseggio in falsetto di Chris Martin fluttua invece in un labirinto di atmosfere trasfigurate dai synth (come l'incantevole “Midnight” ispirata alle sonorità di Kid A) o è frugalmente accompagnato da strumenti acustici (“Oceans”, “O”). Con il concludersi dell'ultima traccia, che offre un malinconico e latente inno di un coro remoto, Ghost Stories dimostra tutta l'espressiva forza della sobrietà.

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