Alienation

Alienation

Il ritorno nel 2024 del vocalist originale, Adam Gontier, tra le fila dei Three Days Grace, coglie inaspettato il pubblico della pluriplatinata rock band canadese. Uscito dalla formazione nel 2013, Adam viene sostituito da Matt Walst, fratello minore del bassista Brad Walst. Dopo tre album di successo con Walst nel ruolo di vocalist, i Three Days Grace tornano con Alienation, il loro primo album con due cantanti. “Già durante la pandemia, Matt e Brad avevano considerato l’idea di un mio ritorno”, racconta Gontier ad Apple Music. “Quando Brad me l’ha proposto, mi è sembrato il momento giusto. Negli ultimi dieci anni ho avuto molte opportunità che mi hanno permesso di crescere e arrivare dove sono ora. Era il momento perfetto per rientrare nella band.” Come ci racconta Matt Walst, passare da una a due voci è stato meno complesso del previsto. “È stato tutto molto naturale”, rivela. “Ci siamo chiusi in una stanza e abbiamo iniziato a scrivere i pezzi per questo disco. È stato facile e ha funzionato da subito”. Nel nuovo album, i Three Days Grace rispolverano il tema dell’isolamento, presente in maniera costante sin dal loro debutto nel 2003. “Il senso di solitudine ed emarginazione che si può provare anche in compagnia è stato al centro dei nostri pezzi nel corso degli anni”, racconta Gontier. “Penso che sia uno stato d’animo che chiunque prima o poi sperimenta.” Qui di seguito, Gontier e Walst ci guidano attraverso ogni singola traccia dell’album. ‘Dominate’ Matt Walst: “‘Uno dei nostri pezzi, ‘The Mountain’ del 2018, suona quasi come un inno sportivo. Ecco, volevamo scriverne un altro di simile ispirazione, ideale da ascoltare negli spogliatoi o per accompagnare un allenamento. Qualche anno fa, durante un concerto in Scozia, nelle pause tra una canzone e l’altra, la folla ha iniziato a intonare un tipico coro da stadio “Here we, here we, here we effing go. Here we...”. È stato talmente figo che volevo inserirlo in una canzone. E ora finalmente si è presentata l’occasione”. ‘Apologies’ Adam Gontier: “L’idea per questo brano è partita dal nostro batterista Neil [Sanderson] e da Dan Lancaster uno dei produttori. Una collaborazione che ha portato un tocco nuovo e diverso alle nostre composizioni, ed è evidente in ‘Apologies’. È un brano che esce dai nostri schemi, con strofe più pop e un ritornello profondo e potente. Parla delle persone che ci aiutano in certi momenti, anche quando pensiamo di non meritarlo. E io lo so bene”. ‘Mayday’ Walst: “‘Mayday’ parla dell’assurdità del mondo, della confusione che lo governa: è come volare su un aereo senza sapere chi lo stia pilotando. O come se non ci fosse nessuno al comando”. ‘Kill Me Fast’ Gontier: “Un altro brano scritto insieme a Dan Lancaster e che, ancora una volta, si discosta dalla nostra consuetudine compositiva. Parla di una relazione ormai al capolinea, ma l’altra persona fatica ad accettarlo e ti vuole trascinare con sé: ‘Se hai intenzione di andartene, fallo, ma smettila di trascinarmi con te’”. ‘In Waves’ Gontier: “Negli ultimi anni, ciascun membro della band si è trovato a dover affrontare un lutto. ‘In Waves’ parla proprio di questo: del vuoto che la perdita di una persona cara porta con sé, della sensazione di avvertirne ancora la presenza o la voce e di non essere in grado di lasciarla andare. È una canzone con una forte connotazione personale. Di certo una delle mie preferite dell’album”. ‘Alienation’ Gontier: “‘Alienation’ è una canzone che avrebbe potuto benissimo far parte del nostro album One-X [del 2006]. Ha di fatto le classiche sonorità dei Three Days Grace con testi che parlano di isolamento e alienazione, gli stati d’animo a cui accennavo prima. Quando ho iniziato a scrivere musica avevo 14 anni, ascoltavo band come Nirvana, Soundgarden, Alice In Chains e Pearl Jam, che hanno avuto una forte influenza su di me con i loro testi proprio su questo tema”. ‘Never Ordinary’ Walst: “‘Never Ordinary’ è un invito a cercare qualcuno con cui condividere un comune senso di emarginazione, a mantenere la propria diversità, a restare outsider ed essere semplicemente ciò che si è”. ‘Deathwish’ Walst: “Questo è un brano sul vivere il momento senza pensare al domani. Credo di aver vissuto seguendo questo approccio all’inizio della mia carriera musicale, quando non volevo far altro che divertirmi e dare il massimo”. Gontier: “Sì, facevamo così. Esattamente come ha detto Matt in una precedente intervista: quando avevamo la sponsorizzazione di Jägermeister eravamo fuori controllo, incuranti del futuro”. ‘Don't Wanna Go Home Tonight’ Gontier: “Questa piace molto a tutta la band. Volevamo creare un’atmosfera vintage e lo abbiamo fatto. Quando vivevamo a Norwood, una piccola cittadina di 1500 abitanti nell’Ontario, mi capitava di guidare nelle stradine secondarie, fumando erba senza pensare a niente. Il brano vuole essere, in un certo senso, un omaggio a queste cose che ormai non facciamo più. Ma quelli sì che erano bei tempi!” ‘In Cold Blood’ Gontier: “Questa l’abbiamo scritta pensando a come nelle relazioni si debba essere in due per rovinarle. E sempre in due si lascia morire un amore. È come un omicidio a sangue freddo, dettato da una folie à deux”. ‘The Power’ Gontier: “Anche questo pezzo parla di relazioni, del senso di impotenza che senti quando l’altra persona esercita un potere su di te e tu glielo lasci fare. Il brano ha come tema centrale proprio questa consapevolezza: ‘Non voglio più questo. Sei tu ad avere tutto il potere e voglio riprendermelo’. Un pezzo che invita a uscire dalla relazione per riprendere il controllo di sé e la propria libertà”. ‘Another Relapse’ Gontier: “Molto tempo fa, prima ancora che la band firmasse con l’etichetta, ho dovuto affrontare problemi di dipendenza. È un aspetto ancora presente nella mia vita, è un pensiero costante. In un certo senso, questo è un brano che non ha bisogno di spiegazioni, si tratta semplicemente di avere la consapevolezza delle ricadute e di cosa comportano. Negli anni ho vissuto dentro e fuori dei centri di disintossicazione, ho smesso e ricominciato diverse volte, ma per fortuna ora non è più così. A livello di sonorità, la diversità che caratterizza questo brano ci ha spinto a sceglierlo come traccia di chiusura dell’album”.