

Dopo aver pubblicato l’LP di debutto 21st Century Liability nel 2018 e il fortunato weird! nel 2020, l’inglese YUNGBLUD (Dominic Harrison) è diventato la voce di una generazione incompresa, trasformando le pressioni dell’ambiente esterno in entusiasmanti sfoghi per coloro che vivono ai margini. Il pop-punk è stato il linguaggio prediletto per gran parte della sua carriera, ma il terzo album, che porta il suo nome d’arte, contiene tracce di punk anni ’70 (‘The Funeral’), new wave (‘Tissues’), emo energetico (‘Memories’), britpop (‘Sweet Heroine’) e molto altro. “YUNGBLUD è una comunità, YUNGBLUD è un movimento”, dichiara Harrison a Apple Music. “Una comunità in cui puoi mostrarti per ciò che sei davvero. E dopo aver trovato questa comunità con i primi due dischi, mi sentivo autorizzato a pubblicare un lavoro che parla di me, perché mi sento protetto”. E in YUNGBLUD, appare più vulnerabile che mai. “Ho registrato l’intero disco in una stanza a Glendale”, racconta. “Mi sembrava di essere tornato al primo album. Era così crudo”. Di seguito, YUNGBLUD ci guida all’ascolto traccia dopo traccia. “The Funeral” “Sentivo un fuoco nella pancia. Chiunque aveva un’opinione su di me. Il mondo aveva un’opinione su di me, il web, mia mamma, mio papà, la mia etichetta, il mio pubblico, il mio management. Qualsiasi persona aveva un’opinione sulla strada che avrei dovuto seguire. Ed ero esausto, cazzo! Mi sono sentito di nuovo un quindicenne che frequenta le scuole superiori, spinto in un armadietto. Lavoro al meglio quando devo difendermi da una presenza che tenta di aggredirmi, così devo aggredire a mia volta”. “Tissues” “Contiene un campionamento di ‘Close to Me’ dei The Cure. È una canzone che capisco. Ho ricevuto l’email di Robert Smith, gli avevo scritto perché ci eravamo incontrati un paio d’anni prima agli NME Awards. Il pezzo gli è piaciuto un sacco e mi ha lasciato usare il sample. L’ha autorizzato. È pazzesco. Come cazzo è possibile?”. “Memories” “Non ho mai inserito collaborazioni nei miei album. Sono sempre stato indipendente, ma amo questo brano. Penso sia geniale. Per me, WILLOW è la verità. È pazza nel miglior senso possibile. Che sia una giornata positiva o negativa, è sempre fottutamente autentica. Mi ricorda un po’ Amy Winehouse. Molte persone mi crocefiggeranno per questa affermazione, ma non me ne frega un cazzo perché è vero”. “Cruel Kids” “Io e Dan [Smith, dei Bastille]. Ho sempre rispettato Dan. Scrive fottutamente bene. Un giorno è passato in studio e gli ho fatto sentire questa idea. Quando incontri delle personalità artistiche, possono mandarti in una direzione diversa. Molta gente non sa che amo i Radiohead e Kid A. Amo i rullanti al contrario e la follia che lo contraddistingue. Siamo andati in quella direzione”. “Mad” “Volevo trasmettere una cosa tipo ‘Sento che sto per impazzire in questo momento. E non so come esprimerlo. Non so cosa dire. Non so come dirlo. Sto solo diventando pazzo, e questo è quanto’”. “I Cry 2” “‘Everyone online keeps saying I’m not really gay/I’ll start dating men when they go to therapy’ [‘Online tutta la gente continua a dire che non sono davvero gay/Inizierò a uscire con gli uomini quando vanno in terapia’]. Amo questo verso, è così scherzoso. Probabilmente mi metterà nei casini, ma lo accetto. Questa canzone è nata perché uno dei miei amici era davvero scosso e turbato, ma ha trovato molta difficoltà a esprimere le sue emozioni. Il fatto che un maschio esprima i propri sentimenti è un tabù. Se stai male, significa che sei in vita. La frase 'Mandy's on the counter kissing Charlie's neck/And your best mate's girl to your best made bed’ [‘Mandy è al bancone che bacia Charlie sul collo/E la ragazza del tuo migliore amico sul tuo letto migliore’] è un riferimento alle droghe. Parla di MDMA e cocaina, ma anche di una festa in cui hai perso il controllo. Non sai chi c’è in casa tua perché tieni fuori le vere emozioni”. “Sweet Heroine” “Questa canzone l’ho scritta a Londra, per settimane ho vissuto completamente di notte. Arrivavamo da Los Angeles, e siamo rimasti al fuso orario di LA. Era un bel modo di scrivere. Ero a Londra, al freddo con la mia compagnia di Los Angeles, mentre li guidavo nelle mie zone, portavo della gente americana a mangiare fish and chips per la prima volta, mi sentivo fottutamente britpop e indossavo esclusivamente capi Fred Perry. Questo pezzo perla di una persona che mi ha tirato fuori da un momento davvero buio”. “Sex Not Violence” “Amavo i Green Day e American Idiot: una chitarra acustica al centro, con note elettriche a destra e a sinistra. Una chitarra acustica davvero rumorosa, proprio al centro. Ho pensato ‘Ruberò questa idea. È un sacco che nessuno lo fa’. Dà un senso di urgenza e movimento. E c’è una potenza genuina nel cantare il sesso e descriverlo. La connessione, la fiducia, la sensazione di euforia, la metafora che l’amore vincerà sempre sull’odio, perché amo il sesso. Amo fare sesso. Amo parlare di sesso. Amo esplorare il sesso in tutte le sue forme”. “Don’t Go” “Un aneddoto divertente: questa canzone ha rischiato di non entrare nel disco. L’ho scritta in un’ora a Londra. Dall’inizio alla fine, compresa la produzione. E questa cosa mi ha spaventato, perché di solito la musica richiede di pensare molto. E questo pezzo non mi ha detto niente fino a tre settimane dopo, quando l’avevo bollata come un motivetto qualsiasi”. “Don’t Feel Like Feeling Sad Today” “L’ho scritta quando non volevo alzarmi dal letto. Ero davvero esausto di non riuscire ad alzarmi. Mi sono girato verso il lato del letto dove tengo un taccuino, in caso mi venisse qualche idea mentre dormo. E ho scritto ‘I don't feel like feeling sad today’ [‘Non ho voglia di sentirmi triste oggi’]. Fanculo. Non voglio sentirmi triste in questo momento. Poi mi è sembrato che fosse una frase da t-shirt. In quel periodo ascoltavo molto i Ramones e ho deciso di fare una hit punk di uno o due minuti, in stile 'Bonzo Goes to Bitburg’. Avevo i testi, avevo il titolo e le cose sono semplicemente successe. È come quando ascolti i Libertines o gli Arctic Monkeys o gli Oasis e in primo piano ci sono i sentimenti”. “Die for a Night” “Ho invitato un caro amico, un ragazzo di nome Jordan Brasko Gable. L’ho incontrato, quel bastardo, in un ristorante thailandese e aveva un libro di Karl Marx nel taschino dei pantaloni. All’inizio ero scettico, ma lui era un vero intellettuale. Abbiamo parlato di Kurt Vonnegut e Oscar Wilde, e ora scrive canzoni. Mi ha spronato dal punto di vista del testo. Era seduto di fronte a me e diceva ‘No, puoi dirlo meglio. Morrissey lo direbbe meglio. John Lydon lo direbbe meglio. Alex Turner potrebbe dirlo meglio’. Mi ha messo alla prova. È stato allora che mi è uscita la frase ‘Pain is language I can read/So I'd rather remain illiterate tonight so I can sleep’ [‘Il dolore è una lingua che so leggere/Quindi preferisco restare analfabeta stasera, così riesco a dormire’]. I suoi occhi si sono illuminati e ho detto ‘So che abbiamo tra le mani qualcosa’”. “The Boy in the Black Dress” “In sostanza, ho scritto una poesia su ogni momento significativo che mi ha fatto crescere di un anno in un secondo. La prima volta che ho preso un pugno, la prima volta che qualche insegnante mi ha messo in ridicolo perché mi truccavo, la prima volta che il web mi si è scatenato contro e la situazione in cui mi trovo in questo momento. È stata la prima volta in cui ho provato dolore ed è stato davvero bello scrivere questa canzone. Per quanto riguarda la parte strumentale, ho usato una tastiera giocattolo di Walmart. Tutti i suoni sono stati ottenuti utilizzando le chitarre e una tastiera giocattolo”.