Icon

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Brent Faiyaz non ha usato mezzi termini quando ha dato un titolo al suo attesissimo terzo album. Se il drammatico e trionfale passaggio orchestrale di due minuti che apre Icon non rende abbastanza chiare le ambizioni da record del cantante del Maryland, allora i successivi nove brani di R&B emotivamente intenso e musicalmente audace ribadiranno il concetto: Icon fornisce molte prove del perché Faiyaz sia diventato il cantante di cori preferito di moltissime star del rap. ‘other side’ mette in mostra la sua calda timbrica in un sorprendente esempio di soul proto-disco, mentre ‘pure fantasy’, un brano dal titolo azzeccatissimo, è una scintillante slow jam che permette a Faiyaz di immaginarsi come una pop star anni degli ’80 del livello di Michael Jackson, con tanto di effetti sonori di folla in delirio. Icon amplia talmente tanto la sua tavolozza da accogliere le sue idiosincrasie da autore: nella collaborazione con Tommy Richman, ‘have to’, soddisfa il suo amore per le sperimentazioni con l’intonazione, mentre la riflessiva ‘strangers’, in stile Frank Ocean, sfuma in un discorso motivazionale con voce robotica che sembra essere uscito direttamente da OK Computer dei Radiohead.