Talk Memory

Talk Memory

L’identità della band fusion BADBADNOTGOOD è stata in gran parte modellata dalle persone alle quali il trio si è accompagnato. Dopotutto, questo è un gruppo che ha la fluidità stilistica e l’abilità strumentale per portare in vita le fantasie funk anni ’70 di Ghostface Killah, di aumentare il calore delle ballate R&B a fuoco lento di Charlotte Day Wilson e di offrire a Samuel T. Herring dei Future Islands l’opportunità di dare sfogo alla sua vita precedente di cantante soul da cabaret. La differenza più eclatante con IV, disco del 2016 tempestato di stelle, è però che in Talk Memory mancano palesemente i featuring vocali. Il primo album della band in cinque anni è anzi completamente strumentale e si concentra esattamente sulla loro qualità essenziale: una tensione sempre presente tra sofisticatezze compositive e improvvisazioni fuori di testa. Detto ciò, Talk Memory offre comunque un’invidiabile guest list che solo i BADBADNOTGOOD potevano mettere assieme. Hanno radunato un dream team di musicisti, compresi il compositore brasiliano Arthur Verocai, l’icona ambient Laraaji, l’esploratore electro-psych Floating Points e Terrace Martin, sassofonista di Kendrick Lamar, per infondere nelle loro tracce una grandeur cinematografica (nonché per contribuire a colmare lo spazio lasciato dal tastierista Matty Tavares, che ha lasciato il gruppo nel 2019). Ma mentre gli scintillanti arrangiamenti per archi e le psichedeliche fioriture d’arpa del disco contribuiscono a una visione musicale in continua espansione, Talk Memory è alimentato anche da un’energia primordiale che induce più a fare headbanging che ad accarezzarsi pensosamente il mento: quando il bassista Chester Hansen attiva il suo pedale fuzz e inizia a darci dentro nei nove minuti della colossale traccia di apertura ‘Signal From the Noise’, i BBNG in pratica ricordano una versione free jazz dei Death From Above 1979. “Il nostro background comprende anche l’ascolto di un sacco di rock, quando eravamo più giovani”, dichiara Hansen ad Apple Music. “Quando abbiamo cominciato a suonare i nostri strumenti, [il sassofonista] Leland [Whitty] stava imparando gli assoli degli Iron Maiden e [il batterista] Alex [Sowinski] suonava un sacco i Rush e i Led Zeppelin, quindi è bello essere capaci di incorporare alcuni di questi elementi del disco”. Di seguito, le parole di Hansen ci guidano nei ricordi di Talk Memory, traccia dopo traccia.
Signal From the Noise “In anni di concerti [dopo IV] ci siamo dedicati molto all’improvvisazione, e l’intro di questa canzone era un interludio di basso che suonavamo sul palco: ero abituato a suonare roba con questi timbri. E poi, quando stavamo scrivendo cose per questo disco, volevamo incorporarlo in una canzone completa. Abbiamo quindi aggiunto gli arrangiamenti e l’assolo di basso, e il nostro fonico Nic [Jodoin] ha costruito un tape loop con una dissolvenza verso la fine. C’è anche un tocco produttivo aggiuntivo di Floating Points, proprio alla fine del pezzo, per renderlo ancora più psichedelico.”
Unfolding (Momentum 73) “Credo l’idea che sta dietro al titolo sia che il corpo umano è composto al 73% di acqua. E ‘unfolding’ si riferisce al fatto che la parte principale di sax sembra effettivamente dispiegarsi. Leland aveva il primo arpeggio che è possibile sentire sul sax e volevamo costruirci attorno un pezzo. Abbiamo finito la canzone appena prima della pandemia e poi, nell’ultimo anno, l’abbiamo mandata a Laraaji, un artista leggendario della scena ambient. Nel suo repertorio ci sono pezzi con le voci, ma suona anche la cetra da tavolo e altri strumenti, così abbiamo pensato che sarebbe stata una bella svolta fargli suonare la cetra da tavolo su questo brano.”
City of Mirrors “Molti dei nostri dischi preferiti hanno arrangiamenti per archi incredibili, ma a volte inserirli è difficile dal punto di vista logistico. In passato siamo stati molto fortunati, perché Leland suona il violino e la viola, quindi prima non facevamo altro che registrarlo un centinaio di volte, sovrapponendo le tracce l’una sull’altra per ottenere un suono orchestrale. Ma per questo disco abbiamo avuto la possibilità di contattare Arthur Verocai, un vero e proprio mito che ha avuto un’enorme influenza su di noi. Quindi gli abbiamo mandato ogni canzone e lui ci ha risposto inviandoci tutti gli arrangiamenti per archi che si sentono nel disco, il che ha davvero portato tutto su un altro livello.”
Beside April “La Mahavishnu Orchestra ha avuto una grande influenza su questa traccia. In passato non abbiamo prodotto molti brani con riff come questo, quindi è figo riuscire a inserire qualche elemento con tanti riff. Per noi ha avuto senso pubblicare questo pezzo come singolo, prima dell’uscita del disco, perché ha un’energia proprio epica. Con noi qui c’è Karriem Riggins: si è presentato quando lo stavamo ascoltando in studio e gli è piaciuto come suonava. Ovviamente è un batterista eccezionale, ma per questo pezzo ci ha detto ‘Datemi solo un rullante!’. Quindi Alex ha suonato la batteria e Karriem il rullante con le spazzole, appositamente microfonato. Con quell’unico tamburo ha creato suoni mai sentiti prima: è stato meraviglioso.”
Love Proceeding “Mentre ero fuori città, Leland e Alex si sono visti e hanno improvvisato una prima versione del pezzo. Una cosa interessante del disco è che è la prima cosa che abbiamo fatto in tre, dato che Matty – il nostro tastierista e membro fondatore della band – se n’è andato per conto suo un paio di anni fa. Di conseguenza, qui ci siamo noi che cerchiamo di capire cosa fare e se siamo in grado di coprire tutte le parti. In questo pezzo, Leland ha suonato la chitarra nella prima parte per poi correre al sax per suonare l’assolo: e abbiamo realizzato tutto in un solo take, il che è stato piuttosto divertente.”
Timid, Intimidating “Un’altra cosa che in generale differenzia questo disco dagli altri è che abbiamo portato cose scritte da soli e le abbiamo elevate al livello superiore con il resto del gruppo, invece che lavorare tutti insieme a ogni parte del processo di scrittura. In pratica, stavo cercando di scrivere pezzi che contenessero riff un po’ matti e avevo una versione demo MIDI molto divertente, ma si è cancellata e quindi ho dovuto ricordarmi tutto e insegnarlo ai ragazzi. Alla fine, il pezzo è diventato ciò che è possibile sentire, ma all’inizio era solo una bella struttura per un paio di assoli. Ha echi alla Steely Dan: non stavo pensando davvero a loro, all’epoca, ma sono stati un’influenza importante per noi.”
Beside April (Reprise) “Prima che registrassimo la versione originale di ‘Beside April’, ero andato a trovare mia madre e stavo suonando il suo pianoforte, quando mi è venuta questa versione alternativa. Un giorno avevamo del tempo in più in studio, quindi io ho registrato la parte di piano e poi Verocai ci ha messo del suo.”
Talk Meaning “Era uno degli ultimi giorni in studio, e Terrace Martin è passato per un paio d’ore. In tour ci eravamo incrociati spesso, ma non eravamo mai riusciti a fare qualcosa insieme in studio. Ci ha regalato molto del suo tempo. Leland e Alex hanno scritto la melodia principale e gli accordi di questo pezzo, e poi volevamo suonarlo in un contesto jazz, quindi abbiamo semplicemente mostrato a Terrace il tema. Nel pezzo c’è un setup microfonico davvero old school: ci sono forse un paio di microfoni per la batteria, uno per il basso e uno per entrambi i sassofoni. Quindi, Leland e Terrace stavano in piedi dietro un diaframma e dovevano muoversi avanti e indietro [rispetto al microfono] a seconda di chi aveva la parte principale. Abbiamo poi aggiunto qualche tastiera e Verocai ha creato uno splendido arrangiamento. E come tocco finale abbiamo mandato tutto a Brandee Younger, un’arpista straordinaria, che ha fatto fare un ulteriore salto di qualità al pezzo suonando un’outro magnifica. È la collaborazione più profonda del disco.”