The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (2012 Remaster)

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (2012 Remaster)

Se l’idea della rockstar aliena/decadente al cuore del quinto album di David Bowie era senza dubbio rivoluzionaria, gli elementi veramente di rottura risiedevano nella musica: sporca ma raffinata (‘Moonage Daydream’, ‘Suffragette City’), teatrale ma intima (‘Five Years’), intrisa di primordiali spunti punk (‘Hang on to Yourself’) e capace di intrattenere un pubblico all’apparenza imperturbabile (‘Rock ’n’ Roll Suicide’). Bowie parla di se stesso in terza persona, mostrando un’arroganza letale (‘Ziggy Stardust’), un’illusione che lo porta a credere che il rock possa salvare il mondo e un coraggio per cui sui mostra disposto a tutto pur di compiere il suo sogno (‘Star’). L’artificio in cui è avvolto si rivela una condanna, ma anche una liberazione. Questo lavoro ha contribuito ad allentare le imposizioni sociali in termini di genere, sessualità, performance e identità, ampliando allo stesso tempo il vocabolario del rock mainstream con spunti tratti dal sottobosco underground. Definirlo volubile o non autentico significa mancare il punto: proprio come Andy Warhol, per certi versi Bowie trattava la sua arte come una sintesi dei suoi interessi. Se è vero che siamo al cospetto di un’opera radicale per l’epoca in cui ha visto la luce, The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars ha anche indicato la via verso quel futuro referenziale e iper-connesso con cui oggi abbiamo familiarità.

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