12 brani, 42 minuti

NOTE DELLA REDAZIONE

“Non esiste sensazione migliore di quella che provi un minuto dopo aver scritto una buona canzone”, dice Lewis Capaldi ad Apple Music. “Odio stare seduto in studio, perché significa lavorare su qualcosa che ti piace fino al punto di disprezzarla, per poi tornare indietro e cercare di amarla di nuovo”. Chi lo conosce anche solo attraverso i suoi tweet, sa che il cantautore scozzese è una delle stelle più schive del giro pop. È uno dei pochi tratti che condivide con un’altra cronista delle pene d’amore come Adele. Il suo album di debutto tiene fede alle promesse dei singoli ‘Bruises’ e ‘Someone You Loved’: un disco post-rottura sfacciato e senza tempo, fatto di ballate straordinarie, che dà l’impressione di non avere avuto troppo bisogno di interventi in fase di registrazione. Lui stesso proverà a convincerti del contrario in questa esclusiva guida traccia per traccia. Ma noi non ci caschiamo.

‘Grace’
“Non ci sono state notti insonni per decidere la sequenza delle tracce. ‘Grace’ doveva essere il primo brano perché è semplicemente perfetto in quella posizione, con un accordo di piano e la mia voce che entra subito. Non volevo una vera e propria intro. Mi piacerebbe dire che sia stata una scelta artistica ma non è così: la verità è che viviamo in un’epoca che ti costringe a mettere il ritornello all’inizio della canzone. Volevo come un pugno in faccia che ti facesse entrare immediatamente nel mood dell’album.”

‘Bruises’
“Il successo di ‘Bruises’ mi ha sempre sconvolto. Si tratta della prima canzone che ho scritto basandomi su un’esperienza personale. Ho trovato davvero strano dovermi chiudere in una stanza con un uomo come James Earp per chiedermi come mi sentissi e riuscissi a darmi una risposta sincera. Avevo appena rotto con la mia prima vera fidanzata dopo due anni e stavo tornando a essere solo. Una condizione strana. Questo brano è la ragione per cui non sono disoccupato e non gioco ai videogame in mutande.”

‘Hold Me While You Wait’
“È una canzone che amo, ma mi ci è voluto parecchio tempo per arrivarci. Probabilmente, è la mia seconda preferita dell’album. Indovinato: è un altro pezzo triste. Parla di una mia relazione con qualcuno a cui non piacevo molto. Lei stava cercando una via d’uscita ma per qualche ragione era tremendamente indecisa. E non so perché ma a me andava bene così. Ora so che è ridicolo: se qualcuno non vuole stare con te, chiudi la storia. Magari finirai per scriverci un disco.’

‘Someone You Loved’
“Un successo incredibile nel Regno Unito. Non altrettanto nel resto del mondo. È l’ultima canzone che ho scritto per il disco. Non avrei potuto tollerare l’ennesimo pezzo sulla fine di un rapporto con una ragazza per la quale non provavo più niente. Durante una sessione con un ragazzo di nome RØMANS [il cantautore Sam Roman] e con i TMS [trio londinese di producer e autori formato da Tom ‘Froe’ Barnes, Ben Kohn e Peter ‘Merf’ Kelleher] ho spiegato l’idea del brano ma ho anche ribadito che non avrei voluto parlare ancora della mia vita sentimentale. Sono stati loro a indicarmi un’altra via. Negli ultimi anni molti membri della mia famiglia ci hanno lasciato. Ci sono poi le persone con cui non parlo più. Sentivo il desiderio di scrivere una canzone sul senso di vuoto che ti lascia una perdita senza dover necessariamente riferirmi a una relazione.”

‘Maybe’
“Un’altra aggiunta dell’ultimo momento all’album. Aveva questo bellissimo piano alla Sam Smith di ‘Stay With Me’/‘I’m Not the Only One’ ma sentivamo il bisogno di personalizzare la canzone, proprio perché quelle sono hit famosissime. La novità che abbiamo inserito è quindi questa chitarra che introduce un midtempo dal feeling molto differente dal resto dell’album. Poi si torna alla programmazione originale.”

‘Forever’
“Una canzone su un incontro ipotetico. Ho immaginato cosa avrei detto a una ragazza se, dopo esserci lasciati da un anno e mezzo, ci fossimo incontrati per caso, di notte e mezzi sbronzi. Senza nessun rancore. E questo è anche il senso di un album che non è mai stato pensato davvero come un lavoro su una rottura. È stato abbastanza strano parlare di una persona con cui ho chiuso e della quale ora sono amico. E lei non potrebbe essere meno interessata a me di quanto non sia oggi. Ma non c’è un solo brano nel disco che mostri del risentimento.”

‘One’
“Volevo scrivere una canzone d’amore ma, ovviamente, per mantenere il marchio di fabbrica, doveva suonare negativa. Un amico mi ha mostrato una poesia in cui un tizio ringraziava l’ex fidanzato della sua attuale ragazza di avere rotto con lei. Mi è sembrato un bel concetto. Mi ha fatto pensare a ‘When I Was Your Man’ di Bruno Mars e a come lui si stia scusando per come ha trattato la sua ex. Quindi, nel mio pezzo dico la cosa più romantica che mi venga in mente nel modo meno romantico possibile. Qualcosa del tipo ‘Grazie al cielo, sei single’”.

‘Don’t Get Me Wrong’
“Una canzone che ho scritto con il mio amico Jamie Hartman. A quel tempo, avevamo già lavorato insieme a ‘Hold Me While You Wait’ e ci chiedevamo cosa potessimo fare per smuovere le acque. Visto che non avevo brani che suonassero come un valzer, l’idea di Jamie era di provare quella strada. Ancora una volta, è un pezzo che parla di essere in una relazione e della sensazione che stare da solo sia peggio che stare con qualcuno, anche se le cose non vanno bene. Se non si fosse capito, non ho molta fantasia”.

‘Hollywood’
“Senza dubbio, la miglior canzone dell’album in assoluto. È molto più veloce di tutte le altre e suona felice ma è esattamente il contrario, al limite della depressione. Parla della prima volta che sono andato a Los Angeles per scrivere. Stavo collegando la mia ex-ragazza a una fase più semplice della mia vita, in cui le mie uniche preoccupazioni erano andare al pub e non rendermi un idiota. Mi piaceva trascorrere il mio tempo lì ma cominciavo a perdermi nella mia testa e a sentirmi un po’ sciocco. Il mio manager la odia. Probabilmente non sarà mai un singolo”.

‘Lost on You’
“È stata la prima canzone sul tema ‘Abbiamo rotto ma va tutto bene’. Volevo semplicemente che ci fosse qualcun altro a prendersi cura di lei, perché io stavo viaggiando molto ed ero lontano a fare questo. Desideravo che provasse ogni sensazione di cui sentisse il bisogno”.

‘Fade’
“Questa era forse la mia preferita prima che scrivessi ‘Hollywood’. La mia voce suona meglio qui che in qualsiasi altra registrazione. L’ho composta con Malay, che ha contribuito al successo di Frank Ocean ed era in cima alla lista delle persone con cui avevo chiesto di poter collaborare, quando ancora sembrava un’utopia. Ci siamo messi in contatto dopo ‘Bruises’ e nel giro di una settimana eravamo a New York, dove questa canzone è letteralmente saltata fuori. Credo che lavorare con qualcuno di cui sei un così grande ammiratore sia sempre pericoloso. Ma Malay è un uomo delizioso e incredibilmente disarmante”.

‘Headspace’
“Se ‘Fade’ è il culmine di tutti questi sogni che diventano realtà, era importante che ‘Headspace’ arrivasse subito dopo a chiudere l’album. L’ho scritta quando avevo 17 anni. Un piccolo teenager grassoccio e sfigato seduto nella sua stanza a suonare la chitarra senza la minima idea di quello che sta per succedergli. Se fosse un film, finirebbe qui: all’inizio”.

NOTE DELLA REDAZIONE

“Non esiste sensazione migliore di quella che provi un minuto dopo aver scritto una buona canzone”, dice Lewis Capaldi ad Apple Music. “Odio stare seduto in studio, perché significa lavorare su qualcosa che ti piace fino al punto di disprezzarla, per poi tornare indietro e cercare di amarla di nuovo”. Chi lo conosce anche solo attraverso i suoi tweet, sa che il cantautore scozzese è una delle stelle più schive del giro pop. È uno dei pochi tratti che condivide con un’altra cronista delle pene d’amore come Adele. Il suo album di debutto tiene fede alle promesse dei singoli ‘Bruises’ e ‘Someone You Loved’: un disco post-rottura sfacciato e senza tempo, fatto di ballate straordinarie, che dà l’impressione di non avere avuto troppo bisogno di interventi in fase di registrazione. Lui stesso proverà a convincerti del contrario in questa esclusiva guida traccia per traccia. Ma noi non ci caschiamo.

‘Grace’
“Non ci sono state notti insonni per decidere la sequenza delle tracce. ‘Grace’ doveva essere il primo brano perché è semplicemente perfetto in quella posizione, con un accordo di piano e la mia voce che entra subito. Non volevo una vera e propria intro. Mi piacerebbe dire che sia stata una scelta artistica ma non è così: la verità è che viviamo in un’epoca che ti costringe a mettere il ritornello all’inizio della canzone. Volevo come un pugno in faccia che ti facesse entrare immediatamente nel mood dell’album.”

‘Bruises’
“Il successo di ‘Bruises’ mi ha sempre sconvolto. Si tratta della prima canzone che ho scritto basandomi su un’esperienza personale. Ho trovato davvero strano dovermi chiudere in una stanza con un uomo come James Earp per chiedermi come mi sentissi e riuscissi a darmi una risposta sincera. Avevo appena rotto con la mia prima vera fidanzata dopo due anni e stavo tornando a essere solo. Una condizione strana. Questo brano è la ragione per cui non sono disoccupato e non gioco ai videogame in mutande.”

‘Hold Me While You Wait’
“È una canzone che amo, ma mi ci è voluto parecchio tempo per arrivarci. Probabilmente, è la mia seconda preferita dell’album. Indovinato: è un altro pezzo triste. Parla di una mia relazione con qualcuno a cui non piacevo molto. Lei stava cercando una via d’uscita ma per qualche ragione era tremendamente indecisa. E non so perché ma a me andava bene così. Ora so che è ridicolo: se qualcuno non vuole stare con te, chiudi la storia. Magari finirai per scriverci un disco.’

‘Someone You Loved’
“Un successo incredibile nel Regno Unito. Non altrettanto nel resto del mondo. È l’ultima canzone che ho scritto per il disco. Non avrei potuto tollerare l’ennesimo pezzo sulla fine di un rapporto con una ragazza per la quale non provavo più niente. Durante una sessione con un ragazzo di nome RØMANS [il cantautore Sam Roman] e con i TMS [trio londinese di producer e autori formato da Tom ‘Froe’ Barnes, Ben Kohn e Peter ‘Merf’ Kelleher] ho spiegato l’idea del brano ma ho anche ribadito che non avrei voluto parlare ancora della mia vita sentimentale. Sono stati loro a indicarmi un’altra via. Negli ultimi anni molti membri della mia famiglia ci hanno lasciato. Ci sono poi le persone con cui non parlo più. Sentivo il desiderio di scrivere una canzone sul senso di vuoto che ti lascia una perdita senza dover necessariamente riferirmi a una relazione.”

‘Maybe’
“Un’altra aggiunta dell’ultimo momento all’album. Aveva questo bellissimo piano alla Sam Smith di ‘Stay With Me’/‘I’m Not the Only One’ ma sentivamo il bisogno di personalizzare la canzone, proprio perché quelle sono hit famosissime. La novità che abbiamo inserito è quindi questa chitarra che introduce un midtempo dal feeling molto differente dal resto dell’album. Poi si torna alla programmazione originale.”

‘Forever’
“Una canzone su un incontro ipotetico. Ho immaginato cosa avrei detto a una ragazza se, dopo esserci lasciati da un anno e mezzo, ci fossimo incontrati per caso, di notte e mezzi sbronzi. Senza nessun rancore. E questo è anche il senso di un album che non è mai stato pensato davvero come un lavoro su una rottura. È stato abbastanza strano parlare di una persona con cui ho chiuso e della quale ora sono amico. E lei non potrebbe essere meno interessata a me di quanto non sia oggi. Ma non c’è un solo brano nel disco che mostri del risentimento.”

‘One’
“Volevo scrivere una canzone d’amore ma, ovviamente, per mantenere il marchio di fabbrica, doveva suonare negativa. Un amico mi ha mostrato una poesia in cui un tizio ringraziava l’ex fidanzato della sua attuale ragazza di avere rotto con lei. Mi è sembrato un bel concetto. Mi ha fatto pensare a ‘When I Was Your Man’ di Bruno Mars e a come lui si stia scusando per come ha trattato la sua ex. Quindi, nel mio pezzo dico la cosa più romantica che mi venga in mente nel modo meno romantico possibile. Qualcosa del tipo ‘Grazie al cielo, sei single’”.

‘Don’t Get Me Wrong’
“Una canzone che ho scritto con il mio amico Jamie Hartman. A quel tempo, avevamo già lavorato insieme a ‘Hold Me While You Wait’ e ci chiedevamo cosa potessimo fare per smuovere le acque. Visto che non avevo brani che suonassero come un valzer, l’idea di Jamie era di provare quella strada. Ancora una volta, è un pezzo che parla di essere in una relazione e della sensazione che stare da solo sia peggio che stare con qualcuno, anche se le cose non vanno bene. Se non si fosse capito, non ho molta fantasia”.

‘Hollywood’
“Senza dubbio, la miglior canzone dell’album in assoluto. È molto più veloce di tutte le altre e suona felice ma è esattamente il contrario, al limite della depressione. Parla della prima volta che sono andato a Los Angeles per scrivere. Stavo collegando la mia ex-ragazza a una fase più semplice della mia vita, in cui le mie uniche preoccupazioni erano andare al pub e non rendermi un idiota. Mi piaceva trascorrere il mio tempo lì ma cominciavo a perdermi nella mia testa e a sentirmi un po’ sciocco. Il mio manager la odia. Probabilmente non sarà mai un singolo”.

‘Lost on You’
“È stata la prima canzone sul tema ‘Abbiamo rotto ma va tutto bene’. Volevo semplicemente che ci fosse qualcun altro a prendersi cura di lei, perché io stavo viaggiando molto ed ero lontano a fare questo. Desideravo che provasse ogni sensazione di cui sentisse il bisogno”.

‘Fade’
“Questa era forse la mia preferita prima che scrivessi ‘Hollywood’. La mia voce suona meglio qui che in qualsiasi altra registrazione. L’ho composta con Malay, che ha contribuito al successo di Frank Ocean ed era in cima alla lista delle persone con cui avevo chiesto di poter collaborare, quando ancora sembrava un’utopia. Ci siamo messi in contatto dopo ‘Bruises’ e nel giro di una settimana eravamo a New York, dove questa canzone è letteralmente saltata fuori. Credo che lavorare con qualcuno di cui sei un così grande ammiratore sia sempre pericoloso. Ma Malay è un uomo delizioso e incredibilmente disarmante”.

‘Headspace’
“Se ‘Fade’ è il culmine di tutti questi sogni che diventano realtà, era importante che ‘Headspace’ arrivasse subito dopo a chiudere l’album. L’ho scritta quando avevo 17 anni. Un piccolo teenager grassoccio e sfigato seduto nella sua stanza a suonare la chitarra senza la minima idea di quello che sta per succedergli. Se fosse un film, finirebbe qui: all’inizio”.

TITOLO DURATA

Altri brani di Lewis Capaldi