

Manifesto generazionale di una post-adolescenza angosciata dalla voragine conformista degli anni ’80, Pornography è il finale estremo del trittico aperto da Seventeen Seconds. I riff ipnotici di un Robert Smith ai vertici del proprio oscuro lirismo da tormentato pierrot della dark wave si tuffano in un ignoto gotico, dove i robotici meccanismi del ritmo vengono saltuariamente scardinati da sprazzi di melodia: cura e malessere sono come gemelli siamesi in un sinistro giardino sintetico e senza uscita.